Mancano le prime due vendemmie, ma il percorso di Luciano Ciolfi con il suo Podere San Lorenzo è quasi completo.

Una giornata ripercorrendo gioie e fatiche procurate dai vari andamenti climatici e gestionali della vigna, dalla 2005 alla 2013.
 

Si coglie nei suoi Brunello tutto questo, con purezza e sincerità.

Sangiovese mai domo, imbizzarrito, il quale verte su toni mediterraneo/marini. Lo slancio delle annate più fresche è lodevole, in un quadro più sussurrato ma di grande spessore. Inoltre il coraggio di provare una nuova strada con i Clayver, contenitori di ceramica nudi. Vini che mantengono frutto fresco e materia legata. Ancora in fase di sperimentazione, ma gli assaggi fatti danno più di uno spunto, da seguire con attenzione nel tempo.

Fuori piove. È Maggio.

Ci troviamo nell’areale Sud/Ovest di Montalcino, in uno spicchio spaccato su due valli, con ben tre esposizioni diverse, altitudini che toccano i 500 metri s.l.m. e terreni che cambiano molto nei 5 ettari -tutti attorno alla cantina- di proprietà di Luciano Ciolfi del Podere San Lorenzo. Argille, galestro, molte pietre, terreno non troppo drenante, semi-sciolto, tutto questo permette a Luciano di vinificare separatamente ogni parcella, per poi assemblarle in parte prima e in parte dopo l’elevage, dipende molto dall’andamento climatico.

 

La freccia blu indica il vigneto destinato alla riserva

Abbiamo fatto visita al Podere San Lorenzo nel secondo anniversario della scomparsa di Bramante -nonno di Luciano- il quale abitava in questa zona, e che, assieme a suo padre ed ai suoi fratelli acquistarono da Argiano questo pezzo di terra, all’epoca completamente boschivo. Si rimboccarono le maniche e intorno al 1950 costruirono la casa e la stalla, dove tenevano un piccolo allevamento di mucche per sostegno personale, oltre a maiali, pecore e polli. In quel periodo difatti, dopo la seconda guerra mondiale, la povertà era tangibile, per cui si viveva con quello che si produceva, ma i proventi arrivavano principalmente dalla gestione del bosco, dalla legna dal carbone.

 

Nel 1972 piantarono 7000 mq di vigneto specializzato, ma sempre per un consumo familiare; successivamente un’altro ettaro lo piantò il padre di Luciano nel 1992, ritrovandosi a fine anni ’90, quandò scoppiò il vero boom del Brunello, con 1.7 ha di vigna, ma con nessuna bottiglia prodotta, in quanto tutte le uve venivano vendute.

 

Nel ’98, Luciano, tutt’oggi al timone della piccola realtà Ilcinese, decise di piantare altri 3 ettari, cosicchè nel 2002 si arrivarono a contare gli attuali 5 ettari, cuciti su misura attorno a questa azienda familiare. La ventata fresca e di entusiasmo porta al primo imbottigliamento nella difficile 2003.

 

Oggi la mente è più aperta, le idee corrono veloci, nel 2014 il primo esperimento del sangiovese in ceramica, unico a Montalcino.

 

Clayver

Il contenitore si chiama Clayver, creato sull’idea delle anfore. Al contrario di quest’ultime, essendo composto da un materiale poco poroso  -ceramica, per l’esattezza “gres”- ha uno scambio minore e molto lento con l’ossigeno, difatti la massa lavora in un’ambiente riduttivo, mantenendo intatta la purezza del frutto. Luciano sta cercando di capire la parabola evolutiva del vino in bottiglia, dato che gli unici 250 litri provengono dalla migliore selezione che avrebbe concorso per la riserva. Come immagine e come costo è stato pensato per divenire un vino di punta, per cui prima di uscire sul mercato deve trovare una propria quadra e superare gli svariati test di assaggio che verranno effettuati in cantina. Ovviamente il vino verrà declassato a IGT in quanto non vede il legno durante il suo elevage, ma appunto solo ceramica per 22 mesi.

 

Gli assaggi sono sorprendenti.

 

CLAYVER 2014 agrume, mare e sale. Sorso spigliato e di inondante freschezza e succosità.
CLAYVER 2015 un tannino che spinge in maniera decisa senza divenire bloccante. Ampiezza nel sorso e frutto polposo.
CLAYVER 2016 (campione) il frutto qua è esaltato all’ennesima potenza, sembra di masticarlo, trama stretta e fine, belle vibrazioni ma ancora in fase di assestamento.

 

LA VERTICALE:

 

Brunello di Montalcino 2005
sono le annate fresche che esaltano questo vino; cola e agrume, tutto basato su stirata finezza poggiata su una materia per niente slavata. Ne ha ancora davanti, sorprendente;

 

Brunello di Montalcino 2006
spezia scura che ritroveremo su diversi assaggi in questo pomeriggio, cuoio e ciliegia nera. Trama puntuta e decisa senza sbavature.

 

Brunello di Montalcino Riserva 2006
se gli amanti del pallone si ricorderanno la Coppa de Mondo alzata sul cielo di Berlino, gli amanti del sangiovese non possono essere estranei a questa magnifica annata a Montalcino. Ha tutte le carte in regola per concorrere nel tabellone dei grandi. Iodio, macchia mediterranea, arancia sanguinella, balsami, con un bellissimo frutto a corredo. Bocca stratificata e piccante, energica e sincera. In dieci annate prodotte di Brunello sono solo due le Riserve uscite sul mercato. Serietà.

 

Brunello di Montalcino 2007
bottiglia non a posto.

 

Brunello di Montalcino 2008
rieccola la spezia scura, erbe balsamiche, ricordi marini. Presenta dei tannini non perfettamente maturi che avvolgono la parte anteriore del palato, ma senza inchiodare il sorso.

 

Brunello di Montalcino 2009
l’annata è calda e si sente. Mon cheri e agrume candito, lieve nota di moka. Bocca arrotondata e  larga,

 

Brunello di Montalcino 2010
il filo conduttore percorre anche la 2010. C’è ciccia e spessore, una sostanza ancora imbrigliata tra le strette maglie. Carnoso.

 

Brunello di Montalcino 2011
a confronto con l’altra annata calda -2009- l’ho preferita per un’acidità più spigliata e quella parte sanguigna e verace da sangiovese incazzato. Il lavoro in vigna è stato straziante -ci racconta Luciano- ma il risultato nel bicchiere è sorprendente.

 

Brunello di Montalcino 2012
sbuffi calorici si fondono in una tessitura omogenea, le parti scure insistono e la nota balsamica è accentuata in maniera netta. Asciugante sul finale.

 

Brunello di Montalcino 2013
nelle annate più fresche il Sangiovese del Podere San Lorenzo si esprime a massimi livelli. Vino vibrante che non cede mezza virgola, scaltro e succoso, sa di eucalipto e di sandalo, con un frutto rosso, fresco e dolce. Gran bel vino!