Quadratura e serietà. Eleganza e linearitá.
Quando si parla de Le Chiuse viene subito in mente la classicità di Montalcino. Un’azienda che nasce nel 1992 ad opera di Simonetta Valiani, nipote di Tancredi Biondi Santi, la quale eredita dalla madre le vigne lasciate in “custodia” da quest’ultimo, con l’auspicio di non venderle, perché da lì ci nascevano le mitiche riserve Biondi Santi; il forte legame con la propria terra, la passione tramandata di generazione in generazione, sono gli aspetti più significativi di un filo che non si interrompe. Prima il marito -Niccolò Magnelli- successivamente il figlio -Lorenzo- oggi al timone dell’azienda, rimarcano spesso la frase “come scuola Biondi Santi insegna”, facendo trasparire dai loro occhi la profonda stima e gli insegnamenti avuti in questi anni.
Una famiglia umile che vive costantemente la vigna, mai fuori dai ranghi, mai ostentando le proprie origini, ma lavorando sodo, fuori dai riflettori, arrivando così, da qualche anno a questa parte, nelle punte più alte della denominazione. Artigiani veri.
Niente è lasciato al caso in questa piccola azienda.
Sono otto gli ettari coltivati, tutti iscritti a Brunello, nella zona nord di Montalcino. Le viti poggiano su terreni ricchi di fossili marini, ma non manca un apporto di galestro e tufo; esse provengono da selezione massale della tenuta “Il Greppo”. Bassissime rese per ettaro, molta concentrazione in vigna su ogni grappolo, in modo tale da effettuare macerazioni piu brevi (16-18 gg). Un passaggio fondamentale è la rapidità con cui si pressano le uve dopo la vendemmia: la selezione viene fatta in vigna, niente banchi di cernita, per non incorrere in una maturazione eccessiva del frutto.
Inoltre, sempre dalle cinque parcelle aziendali, viene scelto, in base alla dimensione del grappolo, il vino atto a divenire. Per il rosso di Montalcino vengono selezionati gli acini più grandi, avendo bisogno di un giusto equilibrio in un lasso di tempo ristretto e densità tannica inferiore. Per il brunello e brunello riserva, si scelgono grappoli più piccoli, avendo necessità di una maggiore concentrazione, di pari passo con l’età dei vigneti.
I vini sono contraddistinti da una ridondante eleganza, da un frutto mai esasperato e da una sapidità che crea i presupposti per scolarsi una bottiglia intera.
Un fil rouge che unisce tutte le bottiglie.
Le Chiuse reincarna la magnificenza del territorio Ilcinese, rispettando uva e andamento climatico, oltre ad esaltare l’anello congiuntore del famigerato terroir, l’uomo.
Si scorge, proprio come l’uomo, sia stato in grado di evolvere le proprie capacità, senza strizzare l’occhio al mercato o alla moda del momento, ma rimanendo radicato alla propria zona di provenienza.
Faccio il vino che piace a me e continuo per la mia strada, voglio che il consumatore finale possa permettersi di comprare sempre Le Chiuse”.
Lorenzo Magnelli.
Cambiamenti.
A Montalcino è in atto un ricambio generazionale massiccio, questo a mio avviso apporterà nuove idee e linfa vitale per tutto il comparto, partendo dall’apertura mentale dei singoli vignaioli nel voler confrontarsi con i “vicini di casa”, cosa impensabile fino alla passata generazione.
A livello di impostazione, dice Lorenzo Magnelli, siamo rimasti bloccati a 25 anni fa, quando si proponevano le stelle sulla valutazione dell’annata, una manna dal cielo in quei tempi, contribuendo a rendere il Brunello quello che oggi tutti conosciamo; ma in questo periodo storico, la stella, è un effetto boomerang, perché esporsi su un giudizio di un’annata appena uscita è un danno per tutti. Inoltre
con i tempi che corrono non vediamo più valutazioni veritiere, con la tendenza ad alzare costantemente l’asticella, per cui raramente vedremo un’annata con tre stelle.
Adesso la gente vuole sapere altro, non vuol fermarsi alla “stella”, difatti le prime domande che vengono fatte ai produttori sono andamento climatico e posizione delle vigne. Quest’ultimo aspetto, ovvero di decidere la futura zonazione a Montalcino, necessita di una spinta dall’interno, prima che le idee arrivino da giornalisti americani o giapponesi, consci del fatto che il consumatore ha bisogno come l’ossigeno di saperne di più, di nuove argomentazioni, approfondendo e conoscendo meglio un’areale di produzione.
Partiamo dall’aspetto zonazione.
Una suddivisione su 4 grandi macroaree: zona nord terreni più freschi, zona est basata sugli equilibri, zona sud divenuta popolare negli anni ’90 per Brunelli di grande ampiezza, zona ovest quasi tutta boschiva. Queste macroaree possono essere ulteriormente scomposte. ..Prendiamo ad esempio il quadrante nord: collina Montosoli, i Canalicchi, Val di Cava, Pertimali; zona sud Castelnuovo dell’Abate, Tavernelle, Sant’Angelo in Colle…… oltre ad una sostanziale diversità nel suolo e sottosuolo, influisce il microclima, le esposizioni, le altitudini.
Ma perchè ancora non si muove niente?
È necessario parlare di macroaree, in quanto il freno tirato arriva da parte di molti produttori, i quali hanno il terrore di fare un passo nel buio, mi spiego meglio. La zonazione non è da immaginarsi come una classificazione dei vigneti, ovvero metterne in risalto uno piutttosto che un altro, rischiando di penalizzare chi ha esposizioni o terreni peggiori, ognuno può relativamente penalizzarsi da solo in base al prodotto e al prezzo di vendita. A Montalcino, per fortuna, esistono grandi aziende e piccole aziende di elevata qualità dislocate in tutte le fantomatiche macroaree, non c’è una zona dove regna la qualità rispetto ad un’altra, per cui, parlare di macroaree potrebbe avere i frutti sperati.
Staremo a vedere.
Di seguito alcune note personali riguardo la meravigliosa verticale assieme a Lorenzo Magnelli.
2013
Annata fresca ma soleggiata. Vino che impressiona per la sua nettezza. Viola mammola e ciliegia croccante, agrume rosso e sale. Gioca in punta di piedi sulla tensione e sulla finezza, con la sapidità che può permettersi di dir la sua, aumentando la percezione acida. Fittezza tannica puntuta e matura, buono da bere adesso, buonissimo tra molti anni.
Annata fresca ma soleggiata 18-19-20 Ottobre vendemmia
2010
L’annata più strumentalizzata del secolo. Vino di impatto, la sapidità non emerge come nella 2013, offuscata da una trama tannica densa, mostra materia e muscoli. Profilo olfattivo boschivo, scuro in questo momento, in fase di definizione, bocca ingombrante. Ne riparliamo tra qualche anno, in attesa dell’uscita nel 2020 della riserva.
2008
Annata fresca e piovosa, soprattutto nella seconda parte di Agosto. In avvio spara foglie umide e cuoio conciato, successivamente cola, balsami e spezie dolci. Il palato non è aiutato nel distendersi, un tannino meno maturo ne inficia la profondità.
2006
Grande esordio per Lorenzo. Pensare che si faceva fatica a venderlo questo vino, non rispettando i canoni standard del mercato di allora, non si parla di preistoria, ma di 12 anni fa. Frutto rigoglioso e mai esasperato, erbe officinali, vino solare, spinge come un martello pneumatico, grande corrispondenza naso bocca, spezia orientale border line della vigna originaria di Tancredi BS da questa indietro come idea di Brunello non era quella che incontrava il mercato e si faceva fatica a venderlo.
2004
Più calda della 2006 vino soffuso, giocato sugli equilibri, manca forse di quella spinta acida che lo avrebbe proiettato in verticale.
2001
Fittezza tannica, tè, pesca, vino frizzante, gioioso, frutto diluito, agrume rosso, fiore, liquirizia dolce poi va sulla torba e tabacco essiccato, vino che mette sete
1999
Vino integro, non cede su note di evoluzione, lieve nota di caffè iniziale, cola, tabacco dolce, molto saporito, mediterraneo ed esotico, il 70% delle uve provenienti da questa vigna andavano nella riserva di Biondi Santi..
1993
Prima annata prodotta di Brunello -50hl- unica botte, 6500 bottiglie, unicamente prodotta dalla vigna di Tancredi Biondi Santi piantata nel 1915. Unione di elementi, acceso, sottobosco, cuoio, incenso, camino, sandalo, bocca ferrosa, dinamismo, annata old style, fresca ma soleggiata, vena acida a compensare. che compensa. Vino della memoria.