Ci sono luoghi che per la stragrande maggioranza del popolo mondiale non fanno ne caldo e ne freddo. Gli stessi luoghi che per una ristretta cerchia di persone sono significativi punti di riferimento del vino artigianale, me compreso.

Prendere l’appuntamento per una visita in cantina da Yvonn Metras è tutt’altro che semplice. Dopo otto giorni senza ricevere risposta via mail, le speranze si stavano affievolendo, ma la sera del 22 Marzo alle ore 19:13 (se volete vi dico anche cosa stavo facendo) ricevo la risposta: “bonjour (e vabbè, ci sta) oui, je pense que ça sera possible le 27 mars pour un petit dégustation soit avec moi, soi avec mon fils Jules. Mon numéro de téléphone est *************

Ricordo di aver esultato così veementemente solo alla vittoria dell’Italia nei Mondiali del 2006, un misto tra eccitazione ed euforia.

A cinque giorni dall’appuntamento abbiamo il numero di telefono, non è poco. Il 25 Marzo proviamo a chiamare invano, ben tre volte nell’arco della giornata. Il giorno seguente, quindi appena un giorno prima del fatidico 27 Marzo, risponde Yvon Metras, lasciandoci il numero del figlio -Jules- dicendo che ci avrebbe accolto lui in cantina. Un messaggio su Watts Up letto, ma senza risposta. Stava quasi diventando una Matrioska senza fine, quando il mattino del 27 riceviamo risposta al nostro messaggio, riuscendo ad avere un orario ed un luogo: tra le 15:30 e le 16:00 a Grille-Midi, se avessimo faticato a trovare la cantina, avremmo dovuto chiamare.

Iniziamo a salire per le curve di Fleurie, uno dei dieci Cru del Beaujolais. Il navigatore ci indica l’arrivo di fianco ad una casa in ristrutturazione, dove due operai stavano stendendo i cavi elettrici, no, non deve essere Grille-Midi. Poco più avanti, scorgiamo degli utensili agricoli, una cantina ed una casetta bianca al suo fianco, siamo arrivati!

Un paletto di legno che sorregge una cassetta della posta malconcia; il nome del Domaine scritto sopra col gessetto, è il loro biglietto da visita, in una giornata tersa e ventosissima. Un fuoco acceso a circa 500 metri in linea d’aria riesce ad entrarci nelle narici. Un profumo di campagna che stordisce.

Fleurie, come accennavo precedentemente, è uno dei dieci Cru del Beaujolais, conta circa 900 ettari vitati, e regala i vini più scintillanti, più floreali, più agrumati, più succosi, di tutto il comparto. Una differenza notevole in termini di altitudine, dai 225 metri della parte più bassa, ai 430 metri della parte più alta. Le parcelle migliori si trovano a metà collina, e guarda caso, due di queste, sono vinificate entrambe da Metras: La Madone e Grille-Midi. Il vigneto “La Madone” prende il nome dalla chiesa costruita in cima alla collina, circondata da meravigliosi pendii ripidi, completamente vitati. Una distesa di alberelli bassissimi, uguali a niente che io ricordi, diversi da quelli borgognoni, diversi da quelli di Dolceacqua, diversi da quelli pugliesi. Sembrano delle mani rivolte verso il cielo, davvero suggestivi. Mentre l’altro appezzamento, ricadente sotto l’ AOC Fleurie, è quello che gira intorno alla cantina, Grille-Midi. Una zona particolarmente calda in estate, dalla parola stessa, dove le uve apportano più maturità nel frutto e più concentrazione. Altre parcelle, per un totale complessivo di circa 5 ettari, sono piantate nella zona bassa, vicino alle rive della Saona, ricadenti sotto l’Appellation Village, ed altre, sempre facenti parte della stessa Appellation, si trovano sopra Fleurie, a 500 metri. A concludere un solo ettaro ricadente sotto l’ AOC Moulin-à-Vent. Il figlio possiede circa 2 ettari tra Appelation Beaujolais village e Chiroubles. Le bottiglie che escono da questa cantina sono pochissime, la reperibilità è limitata, i vini sono fantastici!

Ci chiediamo spesso come possa un’area così vocata alla viticoltura, non essere riuscita ad elevarsi al pari delle confinanti zone.

Lo sputtanamento del Beaujolais avvenne nel secolo scorso, quando l’intera area -per decenni-fu affossata da un regime di impero industriale -circa un milione di ettolitri all’anno prodotti- numeri importanti che fecero storcere il naso ad una schiera di contadini, i quali ripresero per mano le proprie terre, creando la prima vera rivoluzione naturale, espandendosi in seguito a macchia d’olio in tutta la Francia, intorno agli inizi degli anni ’80. Oggi la situazione non è cambiata di molto, si continua a produrre in modo massiccio, incuranti del futuro di queste terre. Essendo di fronte ad una notevole espansione vitata -25000 ettari- troviamo anche quello che vorremmo vedere meno. Per fortuna quel manipolo di contadini rivoluzionari ha avuto un seguito, e in piccola parte riusciamo a trovare, oggi, una schiera di grandissimi vigneron, i quali rispettano uva e territorio.
Uno di questi è stato proprio Yvonn Metras, il quale nel 1988, inizia, prendendo spunto da Jules Chauvet e Marcelle Lapierre, a produrre un vino che rispettasse il luogo d’origine e la terra, senza prodotti di sintesi, senza lieviti selezionati e trallallà.

Oggi, per quanto mi riguarda, questa cantina è un punto di riferimento del vino artigianale.
Quando si varcano certe porte, niente sarà più come prima. Alcune visite rimangono solo visite, altre, come questa, dipingono solchi indelebili nel cuore. Quattro ore a Grille-Midi a parlare di tutto un po’, dai costi per acquistare un ettaro in loco (ci sto seriamente pensando) al vino italiano, assaggiando le varie botti sia di Yvon che del figlio Jules, riuscendo a capire più a fondo le differenze, non solo dei vari cru, ma delle parcelle dei beaujolais village vicino alla riva della Saona, rispetto a quelle più in alto, trasformando l’uve di questi ultimi appezzamenti, in vini decisamente meno ruvidi e più slanciati.

Una cantina rudimentale, con cinque vasce in cemento usate per la vinificazione e l’elevage delle varie parcelle, qualche tonneaux molto vecchio, usato esclusivamente come contenitore, due uovi in cemento, più che uovi sembravano piccole navicelle spaziali, un muletto, un tavolo con qualche sedia, un’idropulitrice e cianfrusaglie varie.

La giovialità delle genti di queste parti è disarmante se confrontata con la più nobile Borgogna. Qua il vino è visto come dovrebbe: una cosa semplice, una cosa popolare (anche come prezzi), con un forte potere di unione e condivisione.

Di seguito i miei assaggi.
Non ho preso un solo stralcio di appunto in cantina, buttati giù a ricordi e sensazioni. I vini se rimangono addosso è difficile scordarli, il quaderno l’ho aperto chiudendo gli occhi.

Yvonn Metras Beaujolais 2018 (vigne parte bassa, 250 metri) da cemento
vino ritroso nel concedersi, scuro, con attacco ruvido al palato ed una volatile da tenere sotto controllo.

Yvonn Metras Beaujolais 2018 (vigne parte alta, 500 metri) da cemento
molta più ariosità e spigliatezza. Si muove con disinvoltura e piccantezza.

Yvonn Metras Beaujolais 2017 (da bottiglia)
Il vino finisce prima di capire di cosa sapeva.

Jules Metras Beaujolais 2018 (da bottiglia)
Ma che buono!!! Coniuga note verdi a frutta rossa, spezie a rose rosse, balsami a acqua di lago. Sorretto da una bella spalla, risulta leggero ma non friabile.

Yvonn Metras “Fleurie” 2018 (da botte)
Ecco Fleurie esaltata al massimo. Estrazione dolce da manuale. Fiori, agrume, lamponi freschi, iodio. Un sorso pieno di sale grosso, straborda dalla bocca la ricchezza di frutto e di fiore blu. Appagante e carezzevole. Profondo.

Yvonn Metras “Ultime” 2018 (da botte)
È il suo vino di punta. La selezione delle vecchie piante provenienti soprattutto da “La Madone”, con percentuale minore di Grille-Midi. Molta estrazione, molta maturità del frutto, in questo momento un filo cupo e poco amichevole. Un sorso di spessore e avvolgenza.

Jules Metras “Chiroubles” 2018 (da botte)
La zona non regala certo vini trasparenti, colore ricco, così come la ricchezza tannica, opposta ai vini di Fleurie, molto più aerei. Davvero tanto giovane, questi vini hanno bisogno di più tempo rispetto agli altri.

Jules Metras “Chiroubles” 2016 (da bottiglia)
Estrazione ricamata, passo lungo, la bottiglia ha smussato gli angoli appuntiti. Vino di sapore e profondità.

Yvonn Metras e Jules Metras (da botte) 50% Chiroubles 50% Fleurie
La cosa che stupisce è la nettezza di entrambe le zone. La matericità e la fittezza di Chiroubles, corrisposta alla soavità di Fleurie. Tannini che grattano sul finale, lasciando un filo di amaro sul finale.

Altri assaggi di esperimenti del figlio Jules con alcuni amici, tra cui uno Chardonnay coltivato nel vicino Macon. Ma work in progress anche i dettagli.

Il vino è una cosa semplice, i rapporti che riusciamo a costruire con le persone che vivono il territorio rientra in un concetto che va oltre il vino stesso.

Ho toccato con mano l’olimpo del Beaujolais.