Molte volte non si conoscono i percorsi dei vignerons.

Non se ne conosce nemmeno il metodo in cui lavorano, anche se per sentito dire, le notizie svolazzano.

Si trova una bottiglia mai bevuta prima, anche se intravista tra gli appassionati più incalliti.

La curiosità fa il resto.

Non è mai piaciuto farmi condizionare, anche se non nascondo che solo da poco tempo riesco ad avere una razionalità mai toccata con mano, prima.

Inutile raccontarvi la storiella di Christian e Morgane (non li conosco, non ci ho mai parlato, non abbiamo amici in comune) perchè quelle poche cose che so, le ho lette e basta! Sarebbe un riportare frammenti di racconti scritti da altri, quindi parlo d’altro.

Il villaggio in questione è Meloisey, appena sopra la collina di Saint Romain. Si, siamo proprio nelle Hautes-Côtes de Beaune. C’ho vendemmiato nelle Hautes-Côtes de Beaune. Ricordo la partenza in pulmino, dopo una nutrita colazione a base di formaggi e salami, fette di torta e caffellatte, da Vosne Romanée. Ci mettemmo un tempo spropositato per arrivare, in confronto a tutte le altre vigne che possiede la famiglia Rion, in Côte d’Or. Trentacinque-quaranta minuti. Il paesaggio cambia completamente, non sembra nemmeno di stare in Borgogna. C’è ancora del bosco, vivaddìo. Le vigne sono tra le più alte e fredde da Digione sino a Lione. I terreni non sono complessi e sfaccettati come in Côte d’Or, alcuni con una distanza notevole tra filare e filare, inerbiti sottofila, e nell’aria un profumo campestre.

Nel caso di Christian e Morgane -oramai sono diventati amici in meno di due minuti, tra altri tre li chiamo per soprannome- niente meccanizzazione, uso esclusivo di cavalli, e dove le vigne hanno pendenze proibitive si entra solo a mano.

Le Hautes-Côtes sono tornate alla ribalta grazie anche a vignerons del calibro di Yann Durieux, Naudin Ferrand e Nicolas Faure, i quali, anno dopo anno, sono usciti con vini magnifici.

Si, ma il vino? Il vino è buono, molto buono.

Considerando un millesimo non proprio eccezionale -2017- il vino pulsa a mille. Escono dal bicchiere profumi netti di sasso e d’incenso, misto a frutti ora rossi ora neri, freschi, turgidi, compatti. Lievissima speziatura e tratto campestre, il quale non sovrasta lo spettro aromatico, ma ingloba fiore, balsami caldi e spinta. Vino di energia, di pressione, di punteggiatura marcata.

Ulteriore nota positiva, il prezzo. Data l’ormai difficoltà nell’acquisto di molte etichette borgognone, buyer ed appassionati si stanno guardando attorno, anche nelle vicine regioni vitivinicole, con la speranza di trovare qualcosa di più “vendibile” per gli uni, e di più conveniente per gli altri, senza ovviamente trascurare la qualità. Per fortuna esistono ancora delle chicche da potersi accaparrare senza che il direttore della banca vi chiami alle 09 del mattino. Prezzo enoteca Francia 30 euro.

PICCOLA CURIOSITÀ PER I NERD, QUESTA PERMETTETEMELA:

La carta utilizzata per le loro etichette proviene da una vecchia carteria di Fontaine de Vaucluse del Moulin Vallis Clausa. È composto da cotone, lino, canapa e fiori bluet. Morgane ritaglia le sue etichette, stampa il disegno di un uccello disegnato da lei stessa e poi traccia il grafico manualmente del nome. Tutte le etichette delle bottiglie vengono applicate a mano.

Domaine Dandelion

Hautes-Côtes Nature 2017

Pinot Noir 100%