Una giornata intera a riordinare le bottiglie in cantina.
Un tonfo.
La pressione spinge fuori un po’ di liquido dal tappo a corona che rimane chiuso.
Niente vetri per terra, solo qualche goccia di Lambrusco e quello sfrigolìo leggero come una camera d’aria che si sta sgonfiando.
Era l’ultima bottiglia rimasta di Marco, il “Celeste”. Il mio preferito.
Tenuto in frigo per quasi trentasei ore, in attesa della cena del giorno successivo, con la mia cara.
Si, perchè con quel vino ci siamo reincontrati, e con quel vino dovevamo festeggiare qualcosa per noi importante. Non credo al caso, quella bottiglia stava lì per un motivo, in quel momento, e doveva cadere.
Con Angol d’Amig ho iniziato a capire davvero come il Lambrusco sia il vino che più mi soddisfa a tavola, e se devo scegliere una bevuta spensierata, ma al contempo appagante, con le bolle, in Italia, ecco che la mia scelta ricade quasi esclusivamente sul Sorbara.
Non importa avere la bottiglia da centinaia di euro.
Non importa il blasone.
Non importa tutto questo.
Quello che conta è la sostanza.
Ma soprattutto una bella persona con cui condividerla.
Angol d’Amig
Lambrusco dell’Emilia igt
“Celeste” 2018
Salute.