Decido di riportare alcune mie considerazioni, non a caso, durante l’anteprima del Chianti Classico, anche se il vino è già uscito da dieci mesi.
Non è una novità.
Sono stati respinti, dagli organi competenti (?) in commissione d’assaggio, dei vini con riduzioni accentuate (quando si sa che la stessa può essere amica nella longevità di un vino), vini che avevano una lontana contaminazione da brettanomyces (potrei in parte capirlo) vini con leggere ossidazioni, ma soprattutto vini “di stile non consueto”.
I tempi cambiano, e con essi anche il gusto delle persone. Con questo non sarebbe corretto dire che il “prodotto vino” debba seguire il mercato in base al gusto dei consumatori -anche se per la maggiore è così, purtroppo- ma se i parametri delle commissioni di assaggio per garantire ai vini di fregiarsi del collarino “DOC” o “DOCG” fossero più elastici, o venissero rivisti, beh, non sarebbe poi così tragica. Sappiamo tutti quanto la forbice del mercato possa allargarsi se un’azienda ricada dentro la propria denominazione d’origine. Per noi appassionati e malati di vino, se l’etichetta riporta “Vino da Tavola”, “Vin de France”, “Igt”, poco importa, conosciamo alcune dinamiche, ma soprattutto conosciamo (spesso e volentieri) il vino che andremo a bere, ma siamo granelli nell’oceano. Provate a immaginarvi il consumatore “X” del Quebec, il quale si trova davanti un “Chianti Classico” oppure un vino Igt “Colli della Toscana Centrale”; se non ha un buon comunicatore/venditore, il quale potrebbe spiegare le differenze, 99 volte su 100 sceglie il Gallo Nero. Questo è un danno colossale per l’azienda, la quale deve mettersi in moto per giustificare tale presa di posizione da parte di commissari spesso e volentieri incompetenti.
Come dicevo all’inizio, posso capire se un vino è contaminato da Brett, se presenta delle ossidazioni non conformi, ma bocciare un vino, nel 2019, per “colore troppo scarico e struttura non adeguata” non posso concepirlo.
Panzano è il distretto del Chianti Classico dove il sangiovese veniva/viene “impiastricciato” maggiormente con uve internazionali. I vini risultano molto carichi sia sotto il profilo cromatico che sotto quello tattile. Vero è che la commissione valuta il Chianti Classico nella sua interezza d’area, ma se mi trovo un campione di Panzano di una luminosità accecante e di una presa di bocca che fluttua, fresca e non pacioccona, proviamo a guardarsi intorno e capire cosa stia succedendo. I commissari sono ancorati a quanti anni fa? I commissari sono formati per valutare il cambiamento del vino? I commissari conoscono il territorio? Queste sono alcune domande che mi piacerebbe porre agli organi competenti. Svecchiamo le mentalità.
Io intanto faccio scorta di questo magnifico vino, che tuona e ruggisce sotto il segno del sangiovese.
Montebernardi Igt Colli della Toscana Centrale 2016
(ex Riserva Chianti Classico)